UNA LIGHT NOVEL DI NIA-NEKO

KYM · VOLUME 1

Ogni storia nasce da
un sussurro lontano.
E quando il velo tra sogno e realtà
si assottiglia,
perfino i segreti più antichi
tornano alla luce.

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[Trailer] KYM - Keep Yearning for Moonlight (Light Novel di Nia-Neko)

─ LA STORIA ─

PRIMA SCENA
CAPITOLO 1

Io sono la luce,
il calore.

Il cielo scuro e stellato riempiva lo spazio infinito della sua flebile luce sfarfallante.“Hiroshi.”In piedi circondato dal nulla c’era un ragazzo che si guardava attorno con aria spaesata. Gli occhi verdi, dal taglio allungato tipicamente orientale, osservavano affascinati quel luccichio.
Si spostò appena uno dei lunghi ciuffi rossi della frangia come se lo distraessero dal comprendere quello strano ambiente in cui si trovava.
“Hiroshi.”Abbassò lo sguardo. Qualche passo avanti a lui vi era uno specchio d’acqua, che rifletteva pigramente i giochi luminosi del cielo sovrastante.“Hiroshi.”Un suono ovattato giunse alle sue orecchie, attirando la sua attenzione.
Si voltò prima a destra e poi a sinistra, cercandone la fonte, ma non vedeva altro che una fitta oscurità perdersi misteriosamente fin oltre l’orizzonte.
A chi poteva mai appartene quella voce?
Era così lontana che non riusciva a distinguerla bene, ma un senso di nostalgia gli risalì gradualmente lungo la schiena facendolo irrigidire.
Tornò a fissare l’acqua di fronte a lui corrucciato, quando all’improvviso un suono, simile a quello di un sassolino che affonda, lo fece sobbalzare. Aguzzò la vista nella penombra notturna, tentando di individuare l’oggetto che cadeva lentamente nel lago di fronte a lui. Sembrava un ciondolo, ma pulsava come una delle stelle del cielo mentre rischiarava fiocamente il centro di quel piccolo fondale opaco.- Hiroshi! - esclamò di colpo la voce, ora divenuta nitida e vigorosa.
Il ragazzo si rizzò di scatto. Non dovette più cercarne la provenienza, poiché, a poche decine di metri da lui, dal lato opposto di quel lago, era apparsa una sagoma evanescente e luminosa. Sembrava quasi un fantasma attraversato da una flebile luce, che gli si avvicinava con placidità, scivolando sull’acqua scintillante e rivelando lentamente la sua vera forma.
Rimase incantato a fissarla, come se il tempo non esistesse improvvisamente più alla sua presenza.
Era una ragazza.
I capelli chiari le ricadevano morbidi oltre la schiena, mentre ai polsi e al collo portava dei monili dorati, che le illuminavano la pelle con le loro decorazioni elaborate.
No, era la pelle stessa che era coperta da lievi disegni dorati che si diramavano sul fisico dalle curve generose e si lasciavano intravedere sotto il leggero vestito bianco. Le ondeggiava attorno mosso da un vento illusorio che sembrava cullarla dolcemente.
Emanava un lieve tepore.
Non solo lo sentiva sulla pelle, ma sembrava che fosse lei stessa a risplendere come uno di quei piccoli astri.
Anzi, no.
Osservandola bene era certo che fosse più forte di tutti loro messi assieme.
Era potenza pura.
Viva e ardente.
Si bloccò a poca distanza dal giovane, esattamente al centro di quello specchio scintillante, sospesa a mezz’aria.
- Cosa... Com’è possibile? Chi sei tu? - le chiese sorpreso, rendendosi conto solo in quel momento che quello che aveva davanti non era un essere umano. Ne aveva tutto l’aspetto, ma irradiava attorno a sé un’aura imponente, come quella di uno spirito vitale, forte e rigoglioso.

- Hiroshi… - ripetè lei, continuando la sua cantilena. Aveva un tono preoccupato, che fece sentire il ragazzo improvvisamente a disagio.Dietro quell’immenso calore che l’aveva travolto a primo impatto, avvertì che vi si celava una tristezza profonda che stonava completamente con ciò che gli appariva davanti.
Gli venne spontaneo chiedersi perché mai una figura di tale portata fosse apparsa proprio davanti a lui e continuasse a chiamarlo con tanta disperazione.
- Lo so… sei tu. - disse lei a voce bassa, unendo le mani davanti al petto e socchiudendo le palpebre.
- Che vuoi dire? - le domandò nuovamente, incuriosito.
- So che mi puoi aiutare, Hiroshi. Ti prego! - lo supplicò ancora la ragazza, muovendo un passo in avanti. L’acqua sotto di lei oscillò appena, increspando le luci del cielo.
- Io? Cosa? Aspetta... Come fai a sapere il mio nome? - provò a ribattere Hiroshi, che, sempre più incredulo, cercava di seguire una logica in quella conversazione.
- Hiroshi... solo tu puoi... - insistette lei chinando la testa, mentre una lacrima scendeva lentamente verso il basso, rigandole la guancia.
- I-io posso...? Cosa? - balbettò il ragazzo perplesso, iniziando davvero a preoccuparsi.
D’accordo, non importava come sapesse il suo nome e nemmeno chi fosse.
La sua richiesta d’aiuto era così sincera e disperata, che riusciva a percepire la stretta che il suo cuore provava anche da quella distanza.
Non era mera empatia.
Quella sensazione gli stava penetrando nelle ossa.
C’era qualcosa di più antico e profondo che lo legava a quell’essere misterioso.
Non sapeva cos’era, ma avrebbe tanto voluto raggiungerla per afferrarla saldamente con le mani e stringerla in un abbraccio.
Voleva tranquillizzarla, sentiva il bisogno di toccarla, come se quello potesse bastare a mettere fine a quella disperazione molto più di quanto potesse fare qualsiasi parola.
Tuttavia la sua maestosità lo frenava.
Non ci stava sinceramente capendo nulla.
Era confuso e disorientato, e quelle strane sensazioni che gli balzavano alla mente non lo aiutavano affatto.
Perchè mai doveva voler abbracciare una divinità sconosciuta?
Scosse la testa violentemente, scompigliandosi i capelli corti, per mettere fine a quelle assurdità che stava provando e avanzò di scatto verso la ragazza, affondando i piedi nudi nell’acqua.
- Si può sapere che cosa vuoi da me? - esclamò, allargando le braccia rassegnato, mentre agitava copiosamente l’acqua attorno a sé, passo dopo passo, cercando di raggiungerla velocemente.
Lei sollevò la testa, fissandolo dritto negl’occhi.
Fu un attimo.
Lo sguardo della ragazza mutò di colpo.
Divenne sottile e gelido, a tal punto da irrigidire Hiroshi.
Si fermò nella sua avanzata e sgranò gli occhi terrorizzato.
Non aveva più davanti quella ragazza che gli aveva sussurrato parole d’aiuto.
All’improvviso al suo posto c’era una donna, un mostro, con gli occhi completamente neri, la pelle viscida ricoperta di squame bluastre con lunghe orecchie a forma di pinne.
In un battito di ciglia fu l’esile figura a piombargli addosso di violenza.
Gli afferrò con foga le braccia tra le mani ossute, perforandogli la pelle con un freddo inaspettato. Gli si strinse il petto dalla paura e fu come se quel gelo si espandesse fino ai polmoni, facendolo boccheggiare.
“Non parlarle. Vattene!” gli urlò lei con voce stridula, per poi torcersi su se stessa e tuffarsi nel lago.Lui non fece nemmeno in tempo ad elaborare ciò che gli aveva detto, che si sentì afferrare per la gamba e trascinare verso il basso da quell’essere.
Sprofondò repentinamente dentro all’acqua divenuta di colpo scura e melmosa, lottando come un forsennato contro quel mostro.
Scalciava e si sbracciava per tornare a galla, ma quella cosa gli stava avvinghiata addosso come una morsa inesorabile.
La sua voce agghiacciante gli rimbombava nella testa e lui faticava sempre di più a muoversi, attanagliato da quella densa oscurità che lo opprimeva.
Sempre di più.
Sempre più giù.

─ PROSEGUI─

Non tutti i sogni finiscono al risveglio.

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Continua il viaggio

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